Diritti sull’onda lunga del mercato

Cade uno dei tabù del comunismo cinese: Foxconn, la gigantesca impresa (1,2 milioni di dipendenti) dove per conto di Apple nascono iPad e iPhone, avrà un sindacato “vero”, scelto dai lavoratori con scrutinio segreto. Una rivoluzione silenziosa in nome dell’economia globale, senza intervento di governi, alla faccia di chi accusa la globalizzazione di ogni nefandezza.
15 AGO 20
Immagine di Diritti sull’onda lunga del mercato
Cade uno dei tabù del comunismo cinese: Foxconn, la gigantesca impresa (1,2 milioni di dipendenti) dove per conto di Apple nascono iPad e iPhone, avrà un sindacato “vero”, scelto dai lavoratori con scrutinio segreto. Una rivoluzione silenziosa in nome dell’economia globale, senza intervento di governi, alla faccia di chi accusa la globalizzazione di ogni nefandezza. A pilotare questo primo sforzo di democrazia elettorale sarà infatti la Fair labor association (Fla), gruppo indipendente americano che analizza le condizioni di lavoro delle multinazionali nei paesi emergenti. La Fla ha ricevuto dal signor Gou, proprietario di Foxconn, e da Apple, già nel mirino del New York Times per l’accusa di sfruttamento, l’incarico di studiare le riforme per migliorare le condizioni di lavoro nella “fabbrica dei suicidi”. In primis c’è la necessità di una rappresentanza sindacale vera al posto del sindacato aziendale, capitanato da uno stretto collaboratore del boss. La proposta è stata accettata: finite le feste del Capodanno cinese, partirà la macchina organizzativa a sostegno delle nuove union (previste 18 mila commissioni elettorali) che saranno nominate nel 2015 per restare in carica cinque anni. L’azienda, di proprietà taiwanese, ha assicurato che dirigenti e quadri staranno fuori dalla contesa, a differenza di prima. Foxconn accelera il processo per diventare un’azienda “normale” con i requisiti per impiantare fabbriche anche negli Stati Uniti che produrranno per conto di Apple. Ma soprattutto nasce un grande laboratorio sociale coerente con le intenzioni dei vertici cinesi, decisi a dare una risposta al disagio che affiora dalle fabbriche dell’opificio del mondo.